Crescita di team e risorse umane

Gestione dei PIP: 8 passaggi per piani difendibili e senza contenziosi

Federica Cavalli
25 Febbraio 2026
Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio 2026

Un PIP non è una trappola: ecco come trasformarlo in uno strumento di crescita

Chi lavora nelle risorse umane lo sa bene: i Performance Improvement Plan vengono percepiti come l'anticamera del licenziamento. Eppure, nel contesto del diritto del lavoro italiano, questa interpretazione non solo è riduttiva, ma rischia di creare problemi seri. Lo Statuto dei Lavoratori e i CCNL di riferimento sono chiari: un PIP è uno strumento di riallineamento e sviluppo professionale, non una scorciatoia per uscire da situazioni scomode.

La differenza tra un piano che funziona e uno che genera contenziosi sta nel metodo. Una gestione dei PIP solida e trasparente, strutturata nei processi, accelera il recupero delle performance, riduce le tensioni con le rappresentanze sindacali e rafforza la credibilità di HR e management. Al contrario, un piano improvvisato o usato in modo strumentale produce l'effetto opposto: conflitti, ricorsi e perdita di fiducia generalizzata.

In Italia, il contesto normativo rende particolarmente importante curare ogni aspetto del processo. Le tutele previste per i lavoratori dipendenti sono robuste, e i giudici del lavoro tendono a scrutinare con attenzione la correttezza formale e sostanziale delle procedure aziendali. Un PIP mal costruito non solo fallisce nel suo obiettivo primario, ma può trasformarsi in un boomerang legale.

Questo articolo propone otto passaggi concreti per costruire piani di performance difendibili, legalmente solidi e orientati al miglioramento reale. Nessuna teoria astratta, solo indicazioni pratiche per chi deve gestire queste situazioni ogni giorno.

1. Separare nettamente sottoperformance e comportamento

Il primo errore da evitare è confondere due piani completamente diversi. La sottoperformance riguarda i risultati: un collaboratore non raggiunge gli obiettivi attesi, non rispetta le scadenze, produce output di qualità insufficiente. Il misconduct, invece, riguarda il comportamento: violazioni del codice etico, atteggiamenti inappropriati, mancato rispetto delle regole aziendali.

Perché questa distinzione è così importante? Perché i due percorsi seguono logiche e tempi diversi. La gestione dei PIP si applica alla sottoperformance e prevede obiettivi, supporto e un periodo adeguato per il miglioramento. Il comportamento scorretto, invece, attiva procedure disciplinari specifiche, regolate da norme precise.

Mescolare questi due ambiti espone l'azienda a contestazioni legali e sindacali. Un dipendente che riceve un PIP per problemi comportamentali può legittimamente contestare la procedura. Lo stesso vale per chi viene sanzionato disciplinarmente per risultati insufficienti senza aver ricevuto supporto adeguato.

Prima di avviare qualsiasi piano, quindi, è fondamentale classificare correttamente la situazione. Se i problemi sono misti, può essere necessario gestire separatamente le due dimensioni, con strumenti e tempistiche distinte. Questa chiarezza iniziale evita molte complicazioni successive.

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2. Definire aspettative chiare, misurabili e datate

Un PIP difendibile parte sempre da aspettative verificabili. "Migliorare la comunicazione" o "essere più proattivo" non sono obiettivi: sono impressioni vaghe, impossibili da misurare e facili da contestare. Un obiettivo valido deve rispondere a tre domande: cosa deve fare il collaboratore, come verrà misurato il risultato, entro quando deve essere raggiunto.

Facciamo un esempio pratico. Invece di scrivere "migliorare i tempi di risposta ai clienti", un obiettivo ben formulato suona così: "Rispondere al 90% delle richieste e-mail entro 24 ore lavorative, documentando i casi eccezionali, entro i prossimi 60 giorni". Questo obiettivo è specifico, misurabile e ha una scadenza definita.

La gestione dei PIP richiede questo livello di precisione per ogni singolo punto del piano. Non si tratta di burocratizzare il processo, ma di creare le condizioni per una valutazione oggettiva. Quando gli obiettivi sono ambigui, la valutazione finale diventa discrezionale e quindi contestabile.

Un altro aspetto spesso trascurato: gli obiettivi devono essere realisticamente raggiungibili nel tempo previsto. Chiedere a qualcuno di raddoppiare la produttività in due settimane non è un piano di miglioramento, è una trappola. E questo genere di forzature viene riconosciuto facilmente, sia dai collaboratori che dalle rappresentanze sindacali.

3. Ancorare il PIP a dati di lavoro reali

Il terzo passaggio riguarda le evidenze su cui si basa il piano. Un PIP credibile non nasce da impressioni generiche o da feedback raccolti in modo informale. Si costruisce su dati concreti: attività svolte, tempi di completamento, qualità degli output, rispetto degli SLA, feedback documentati dei clienti interni o esterni.

Qui entra in gioco la tracciabilità HR. Senza un sistema che registri le attività lavorative in modo strutturato, diventa difficile dimostrare che i problemi di performance esistono davvero. E senza prove concrete, qualsiasi contestazione diventa plausibile. Molte aziende italiane si trovano in difficoltà proprio perché non dispongono di dati storici affidabili quando serve documentare una situazione.

Il punto non è controllare ossessivamente i collaboratori, ma avere una base fattuale per le conversazioni difficili. Quando un manager può mostrare numeri reali sugli incarichi completati, sui tempi di risposta o sulla qualità degli output, sta parlando di fatti, non di opinioni. Questa differenza cambia completamente il tono della conversazione e riduce lo spazio per interpretazioni soggettive.

La gestione dei PIP basata su dati reali protegge anche il collaboratore da valutazioni ingiuste o pregiudizievoli. Se il piano si fonda su metriche oggettive, entrambe le parti possono concentrarsi sul problema concreto invece di perdersi in discussioni su percezioni e interpretazioni.

4. Documentare coaching e supporto, non solo i risultati

Un errore frequente nella gestione dei PIP è concentrarsi esclusivamente sull'esito finale, trascurando il percorso. Ma in caso di contenzioso, la prima domanda che emerge è: l'azienda ha fornito supporto adeguato per permettere il miglioramento?

Un buon PIP non si limita a fissare obiettivi e aspettare. Prevede sessioni di coaching regolari, feedback intermedi, formazione specifica se necessaria, strumenti e risorse adeguate. E tutto questo deve essere documentato: date degli incontri, argomenti trattati, impegni presi, supporti forniti. La documentazione non è burocrazia fine a sé stessa, ma la prova tangibile dell'impegno aziendale.

L'automazione HR può semplificare enormemente questo aspetto. Sistemi che registrano automaticamente le attività di coaching, i feedback condivisi e le risorse messe a disposizione creano una documentazione solida senza richiedere lavoro amministrativo aggiuntivo. Manager e HR possono concentrarsi sulla sostanza delle conversazioni invece di preoccuparsi della compilazione di moduli.

Perché questo è così importante? Perché dimostra la buona fede dell'azienda. Un'organizzazione che investe tempo e risorse nel supportare un collaboratore in difficoltà si trova in una posizione molto diversa rispetto a una che si limita a registrare fallimenti. Questa differenza pesa enormemente, sia nella relazione diretta con il dipendente che in eventuali sedi di contestazione.

5. Introdurre checkpoint strutturati e coerenti

I momenti di verifica non possono essere improvvisati. Un PIP credibile prevede checkpoint regolari, con cadenze definite fin dall'inizio: settimanali, bisettimanali o mensili a seconda della durata del piano e della complessità degli obiettivi.

La coerenza è fondamentale. Cambiare gli obiettivi a metà percorso, modificare i criteri di valutazione, saltare gli incontri previsti: ogni incongruenza indebolisce l'intero impianto. Le relazioni sindacali su questi temi sono particolarmente attente alle discontinuità procedurali, perché spesso nascondono decisioni già prese travestite da processi aperti.

La gestione dei PIP richiede disciplina da parte del management. Ogni checkpoint deve essere preparato, documentato e seguito da feedback scritto. I progressi vanno registrati con la stessa attenzione delle criticità. Se un collaboratore sta migliorando, questo va riconosciuto esplicitamente.

Un fattore spesso sottovalutato: i checkpoint servono anche a raccogliere feedback dal collaboratore. Come sta vivendo il percorso? Ha bisogno di supporto aggiuntivo? Ci sono ostacoli che non erano stati previsti? Un PIP non è un'esecuzione, è un processo bidirezionale.

6. Progettare la gestione del PIP con privacy by design

Le informazioni contenute in un PIP sono dati sensibili. Riguardano la valutazione professionale di una persona, le sue difficoltà, eventualmente anche aspetti che toccano la sfera personale. La privacy by design non è un optional: è un requisito strutturale.

Cosa significa in pratica? Che le informazioni sul piano non devono circolare in canali aperti. Niente discussioni in chat di gruppo, niente documenti condivisi con accesso allargato, niente e-mail in copia a persone non direttamente coinvolte. La gestione documentale e la gestione delle informazioni devono prevedere spazi dedicati, con accesso limitato esclusivamente alle figure necessarie: il collaboratore, il manager diretto, HR e, eventualmente, il legale.

Questa attenzione non è solo un obbligo normativo. È anche una questione di rispetto e di efficacia del processo. Un collaboratore che scopre che il suo PIP è argomento di conversazione tra colleghi perde fiducia nel sistema e difficilmente si impegnerà nel percorso di miglioramento.

Il performance management moderno integra la protezione dei dati fin dalla progettazione dei processi. Non si tratta di aggiungere restrizioni a posteriori, ma di costruire flussi che garantiscono riservatezza per default.

7. Separare la valutazione finale dalle decisioni organizzative

Quando un PIP si conclude, produce un output specifico: una valutazione documentata dei risultati raggiunti rispetto agli obiettivi concordati. Questo documento deve essere oggettivo, basato sui dati raccolti durante il percorso, firmato da entrambe le parti.

Le decisioni che seguono questa valutazione sono un passaggio distinto. Prolungare il piano, confermarlo positivamente, procedere con altre misure: queste scelte devono basarsi sui dati raccolti, non su percezioni o dinamiche politiche interne. Troppo spesso le decisioni organizzative vengono prese prima ancora di completare il percorso, rendendo il piano una formalità vuota.

La gestione dei PIP diventa problematica quando la decisione finale precede la valutazione invece di seguirla. Se il management ha già deciso l'esito prima ancora di completare il percorso, il piano perde ogni credibilità. E questa mancanza di trasparenza emerge quasi sempre, prima o poi, sia attraverso il passaparola interno che in eventuali sedi legali.

Separare nettamente i due momenti protegge l'azienda e il collaboratore. Garantisce che il processo sia stato genuino e che le conseguenze siano proporzionate ai risultati effettivi. In caso di contestazione, questa distinzione diventa determinante per dimostrare la correttezza della procedura seguita.

8. Trasformare il PIP in uno strumento evolutivo

L'ottavo passaggio richiede un cambio di prospettiva. Un PIP ben gestito non serve solo a "correggere" situazioni problematiche. Può diventare la base per percorsi di crescita, riallineamento di ruolo o, in alcuni casi, promozioni difendibili.

Com'è possibile? Perché un piano che funziona produce documentazione dettagliata su capacità, progressi e aree di sviluppo. Queste informazioni hanno valore ben oltre la situazione contingente. Un collaboratore che completa con successo un PIP dimostra capacità di miglioramento, resilienza e apertura al feedback costruttivo.

Quando invece il piano non produce i risultati sperati, la documentazione raccolta fornisce comunque una base solida per le decisioni successive. Una separazione che avviene dopo un PIP condotto correttamente viene generalmente accettata anche dalle rappresentanze sindacali, perché il percorso dimostra che l'azienda ha fatto il possibile.

La gestione dei PIP matura non vede questi strumenti come eccezioni da gestire con fastidio, ma come parte integrante del sistema di sviluppo delle persone. Questa prospettiva cambia l'approccio di manager e HR e questo si riflette anche sui risultati che si ottengono.

Costruire un sistema di gestione dei PIP che funziona

Una gestione strutturata dei PIP riduce i contenziosi e accelera il miglioramento delle prestazioni. Non ci sono scorciatoie: servono chiarezza negli obiettivi, dati affidabili, tracciabilità completa e protezione adeguata delle informazioni sensibili. Ogni elemento del processo deve essere progettato pensando sia all'efficacia operativa che alla difendibilità legale.

Le aziende che adottano questo approccio sistematico notano benefici che vanno oltre la gestione delle situazioni critiche. Manager più sicuri nelle conversazioni difficili, collaboratori che percepiscono equità nel trattamento, rappresentanze sindacali che riconoscono la correttezza delle procedure: questi risultati derivano dalla solidità del metodo, non dalla fortuna.

Bitrix24 trasforma queste linee guida in un processo operativo fluido, integrando la gestione HR e il monitoraggio delle attività in un unico ecosistema. Grazie alla gestione avanzata di Task e Progetti, è possibile impostare obiettivi misurabili con scadenze precise, dove ogni avanzamento viene registrato automaticamente: questo fornisce i dati oggettivi necessari per ridurre al minimo la soggettività nella valutazione.

La piattaforma permette di centralizzare nell’anagrafica dei dipendenti non solo i risultati, ma anche la documentazione del supporto fornito: i feedback dei manager e i piani d'azione sono archiviati in modo cronologico e sicuro. Per garantire la massima riservatezza, i gruppi di lavoro ad accesso limitato creano spazi protetti in cui HR e management possono collaborare sui documenti sensibili, assicurando la privacy per default.

L'integrazione di CoPilot agisce come un assistente strategico, aiutando a sintetizzare i dati di performance in report chiari e neutrali per i checkpoint. Con Bitrix24, il PIP non è più una cartella di documenti sparsi, ma un piano d'azione condiviso, trasparente e orientato al successo del collaboratore.

Il risultato è un cambio di approccio: PIP più rapidi, meno conflittuali e genuinamente orientati al miglioramento. In poche settimane, i PIP passano da strumento punitivo a leva di sviluppo. Non più strumenti temuti, ma opportunità concrete di riallineamento e crescita professionale.

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FAQ

Come strutturare correttamente la gestione dei PIP in Italia?

Strutturare correttamente la gestione dei PIP richiede obiettivi misurabili con scadenze precise, checkpoint regolari documentati e una separazione netta tra sottoperformance e comportamento. Il piano deve rispettare lo Statuto dei Lavoratori e il CCNL applicabile, prevedendo supporto concreto al collaboratore e tracciabilità completa di ogni singolo passaggio del percorso di miglioramento.

Quali prove servono nella gestione dei PIP per evitare contenziosi?

Per evitare contenziosi nella gestione dei PIP servono prove oggettive: dati su attività completate, tempi di risposta, qualità degli output e rispetto degli SLA. Vanno documentate anche le sessioni di coaching, i feedback forniti e le risorse messe a disposizione. Questa documentazione dimostra la buona fede aziendale e rende il piano difendibile in sede legale.

Come separare performance e disciplina nella gestione dei PIP?

Separare performance e disciplina significa riconoscere che la sottoperformance riguarda risultati insufficienti e richiede supporto e tempo per migliorare. La condotta scorretta, invece, si riferisce a problematiche comportamentali e segue procedure disciplinari specifiche previste dalla normativa. Confondere i due ambiti espone l'azienda a contestazioni sindacali e legali.

Quali strumenti supportano una gestione dei PIP conforme al CCNL?

Gli strumenti che supportano una gestione dei PIP conforme al CCNL includono sistemi di gestione delle attività per tracciare attività e scadenze, piattaforme HR per documentare coaching e feedback, e gruppi di lavoro ad accesso limitato per garantire la riservatezza. Bitrix24 integra queste funzionalità in un unico ambiente, creando audit trail completi e difendibili.

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